giovedì 15 ottobre 2009

giovedì 1 ottobre 2009

CAL LOOK ITALIANI #8


Eighth episode

FABIO '66 ('85)


Essere caparbi, convinti e poco influenzabili é condizione indispensabile per portare a termine una vettura custom che abbia una personalità. In questo caso, essere testoni, per il riccioluto Fabio, non può certo essere un difetto.
Gliel'avevamo detto tutti di non imbarcarsi in questa avventura, e, per fortuna, lui non ci ha dato retta. Certo, proprio cosi', perche' poi abbiamo dovuto ricrederci e ritornare sui nostri passi. Qualcuno, poi, preso dall'entusiasmo e dalla freschezza di questo custom, non ha resistito e ha dovuto metterci le mani, sennò non andava a casa contento. Gliel'avevamo detto tutti anche di non fare la trasformazione da mexico a sei volt, che era una porcata, che se ne vedevano in giro tante, tutte fatte piu' o meno col culo. Sotto sotto, poi, e questo bisogna ammetterlo, non gli davamo troppa fiducia...sarà per l'aspetto festaiolo, sarà per la giovane età, sarà perché, come tutti noi, é per ora un illustre squattrinato. Invece no. Ci sbagliavamo. Il Jimi é andato fino in fondo, con maestria, con gusto, spendendo poco e facendo in fretta. In senso buono ci ha sfinito tutti. Ora che il lavoro é finito, però, nessuno rimpiange di avergli dato una mano. Pensiamoci, poi: la modestia di appoggiarsi alle persone giuste, e orchestrare il progetto mentale, non é forse una forma di grandezza?
E così eccola pronta, questa bella sedan (all'americana, fico, vero? bastava usare "berlina" per scadere nel banale) la cui genesi si divide sostanzialmente in due grandi operazioni.
1) l'invecchiamento
2) la customizzazione

Analizziamo entrambe le fasi di questa complicata realizzazione nel dettaglio, per capire cosa la rende così diversa dalla media e piena di stile.


INVECCHIAMENTO.
La base di partenza non è delle migliori per seguire i dettami del California look: si tratta di un tipo 1 di produzione messicana, anno 1985: certamente comune, e per di piu' decisamente fuori epoca per gli obiettivi.
Per l'amico Fabio la questione affettiva é però di primaria importanza: si tratta della SUA macchina, e non manca di farcelo notare, ottenendo su questo punto la completa stima di tutti. Insieme ne hanno passate tante. Se il destino é custom, allora sia, ma solo a condizione di poter recuperare questa Volkswagen verde, che ha dalla sua il vantaggio di essere sostanzialmente sana e di vestire originalmente un colore (LA06) molto adatto allo scopo e marcatamente "seventies".
Il dado é tratto: si parte per la grande impresa. La prima mossa necessaria é il reperimento dei pezzi necessari a compiere un make up vintage che vada davvero fino in fondo. In piena coerenza, si opta per il clone di un modello 1966, un annata che renda credibile il risultato, vista la vetratura e le caratteristiche dell'auto di partenza. Arrivano così da svariate fonti i cofani, le bavette, i parafanghi e la fanaleria. Tutto rigorosamente dell'epoca, tutto rigorosamente made in Germany, tutto rigorosamente da grattare fino a soffocarsi nella polvere, fino a riempirsi i polpastrelli di vesciche. Dov'é la novità, gente? La novità é che il nostro Fabio non si accontenta come tanti di sostituire i parafanghi, lasciando i cofani corti e gli altri dettagli invariati.
Lui vuole di piu': desidera che la sua macchina sia veramente indistinguibile da un 66 vero.
Non si accontenta della solita porcata, insomma, perché sarebbe troppo, troppo facile darci soddisfazione! La vettura viene portata dal carrozziere e smontata a fondo, senza scoccarla perché non ce n'é necessità, e perché, in fondo, non bisogna nemmeno cambiargli colore.
La "nuova" bavetta anteriore viene saldata, e poi quella posteriore. Le griglie di aerazione laterali vengono eliminate, il portellino del carburante saldato ed il serbatoio sostituito con uno più vecchio, con il bocchettone nel vano bagagli. Tutta la ruggine viene sostituita dal metallo sano.
La scocca, i cofani ed i parafanghi vengono verniciati nel bel verde d'origine.
In fase di rimontaggio anche le maniglie porta vengono sostituite, come ovviamente quelle dei cofani, ora del modello giusto. Il proprietario arriva persino alla sostituzione del piantone dello sterzo, del deviofrecce e del cassettino portaguanti. Pure tutti i dettagli interni non soggetti a customizzazione vengono ripristinati correttamente.
Il bersaglio é pienamente centrato: distinguere questo maggiolino da un 66 vero e' un esercizio degno della "Settimana Enigmistica", una rivista alla quale abbiamo sempre voluto levare il sedicente appellativo di "passatempo piu' sano ed economico".
Abbiamo altre idee: cosa volete farci?


CUSTOMIZZAZIONE.

California look doveva essere, abbiamo detto. Come tutti sanno, il punto chiave dell'elaborazione automobilistica nel suo stile, rimane la ruota: nella sua scelta pesano tantissimo il modello di cerchio, la sua finitura e le proporzioni nelle misure del canale e delle gomme. In questo ambito, il cal di Fabio Rizzuto da Concorezzo, ragazzo di Calabria, e' imbattibile. Semplicemente splendenti sono i fuchs replica, lucidati e dettagliati con l'aiuto di un amico. Questi cerchioni ultraclassici sono forse il particolare a cui il buon Fabio ha dedicato piu' ore di lavoro in tutto, anche perche' la base di partenza, un treno di repliche da 6x15 "deep" non era nelle condizioni migliori, pieno di colpi, strisciate, pori di fusione. Un vero parto, insomma, ma di quelli che cambiano faccia all'insieme, specie se gommati con le "scarpe" giuste.
Ecco infatti arrivare, dopo non pochi esperimenti, i pneumatici perfetti: 155/70/15 davanti, 195/65/15 dietro: Una mise che abbina la fruibilità del pneumatico moderno, e le soddisfacenti proporzioni del cal classico, che si condiscono sempre con un assetto ben puntato in avanti. Bisogna poi aggiungere al conto finale anche l'avantreno puma ed i relativi accessori di montaggio. Il risultato e' sorprendente: ruote a filo del passaruota, archi parafango "belli pieni". Un vero successo, signori.
Serve ora un po' di cattiveria nel resto della carrozzeria per legare con la "cerchioneria" luccicante del modello "se esistesse una gazza con le ali di un Boeing li ciulerebbe all'istante"...
Paraurti? A fette piccole nel secchio dell'umido, grazie.
Meglio i t-bars. Via insieme alle fioriere tipo america pure i profili cromati delle guarnizioni, con un effetto molto piu' giovane e fresco. Un po' di trucco sotto gli occhi ora. Non si dimentichi che l'automobile e' femmina: eye liner nero pesante a bomboletta dunque, nelle mezzelune zincate tra faro e parabola. Una vamp da sera. Punto. A sottolineare la finezza due indicatori di direzione "tipo lucas" sotto i fari anteriori.
Nella parte posteriore, invece, con la stessa provocazione dell' autoreggente che spunta dalla minigonna, ecco comparire sotto questo culetto alto e sod....ehm, verde, una bella marmitta t-bird: non quella pataccosa made in Taiwan però, una di quelle fatte invece come Dio comanda, che il belligerante signor Komori fabbrica a Tokyo fin dal 1975: il brand "Flat4" vi ricorda nulla?

In pura sintonia con lo spirito che fu, la ricerca dello specchio giusto avviene per rottamai. Cos'é il genio? Fantasia, intuizione, velocita' d'esecuzione: ecco una Opel Kadett "b" destinata alla pressa, con il suo specchio inossidabile che fa tanto America: aggiuducato al volo! Poca spesa per uscire dalla routine ritrita degli specchi originali e degli abusati "torpedo" a pallottola.
Un film a parte merita l'interno, da schiantarsi per terra e pestare i pugni: sedili "Cobra classic", un vero must dall'Inghilterra, paese con cui i California look ebbero piu' interscambio di quello che si potrebbe immaginare. Necessario diventa poi il cruscotto imbottito, seventies fino al vomito, ed il resto della tappezzeria coordinata. Tutto in similpelle, tutto nero. Al cruscotto realizzato a mano dallo stesso Jimi (massi', e' sempre il Fabio, dai, non avevate ancora capito? Lo si chiama cosi' per il ricciolo e per il gusto rock) vengono applicati dei favolosi deviatori Lucas e degli strumenti recuperati da una Porsche 914, per fortuna demolita. Quante ne mancheranno all'estinzione? Aspettiamo il momento con fiducia.
Un volante Grant iperclassico, una leva Hurst "Indy" vintage molto pregiata ed un impianto stereo quasi completamente occultato completano l'opera. Il Jimi non guida senza musica, gente, per chi lo avevate preso?
Per quanto riguarda il motore, questo e' ancora da considerarsi "work in progress". Certo, molta è la carne già al fuoco, ma la sete di cavalli del nostro "giovane Holden" é addirittura implacabile. Sulla ottima ed affidabile base realizzata dall'ormai espertissimo "Ulcera", si progetta a breve un incremento di cilindrata, momentaneamente di 1,6 litri, per mettere a frutto tutte le finezze di costruzione impigate in questa unità. Parliamo di dettagli essenziali, quali l'albero contrappesato e bilanciato (Scat) da 69 mm, l'albero a cammes Engle 110, l'impianto di lubrificazione "full flow" ed i castelletti di distribuzione con rapporto maggiorato ad 1,25:1.Ottimi dettagli di stile sono inoltre i carburatori Weber 36 mm IDF provenienti da un vero kit "svelto" originale, come pure i collettori ed i filtri, di disegno molto vintage. Con questo impianto di alimentazione, che campeggia sopra le teste preparate e lucidate made in "ragtop garage", doverosa sarà la sostituzione del leveraggio di apertura con uno Berg d'annata. Bello ed efficace, come sempre, lo spinterogeno BOSCH 010. Qualcuno, prima o poi, si metterà a riprodurlo. Me lo sento.
Bello questo macchinino, fine davvero, da usare sempre come si deve, col finestrino aperto ma non troppo, la musica funky o rock del periodo giusto ed il motore che se la canta. Queste gioe, all'amico Jimi, cosa le spieghiamo a fare? Su questo non ha bisogno di docenti: il professore é lui....che aggiunge in scioltezza anche il capello e l'occhiale giusto, perché i "settanta" ce li ha nell'anima. Buone stropicciate di occhi a chiunque lo incontri al semaforo: non state avendo una visone da overdose di Starsky and Hutch. E' tutto vero. Vero e gustoso.


Filippo Giardini